Brandizzo, denunciata l’Italia per violazione delle direttive europee sulla sicurezza sul lavoro
Nel nostro Paese senza decreti di armonizzazione al TU 81, tutele ridotte per i lavoratori impiegati di ferrovie, pesca, porti, e navigazione
L'articolo
competo e la denuncia in versione integrale sono disponibili all'indirizzo:
https://www.inmarcia.org/sicurezza-sul-lavoro-abbiamo-denunciato-litalia-per-violazione-delle-direttive-europee/
Roma,
16 aprile 2024 - La nostra rivista, assieme ad un gruppo di cittadini,
lavoratori e associazioni ha presentato alla Commissione Europea una denuncia
il mancato recepimento delle direttive riguardanti la salute e la sicurezza sul
lavoro e chiesto l'avvio di una procedura di infrazione.
In sintesi, dopo 16 anni dall’approvazione del Decreto Legislativo 81 del 2008,
nei settori, porti, navigazione, pesca e ferrovie, ancora non sono pienamente
applicabili le norme di tutela di fonte comunitaria in esso contenute ma
restano in vigore leggi obsolete, addirittura precedenti all’approvazione della
Direttiva europea 391/89 sulla materia.
A causa della mancata adozione dei decreti di coordinamento e armonizzazione
nel settore ferroviario, ancora oggi si applicano - incredibilmente - norme dei
decreti del 1955 e 1956 e leggi del 1974 e 1979. La previsione iniziale di un
termine di 12 mesi per l’adozione di questi decreti, necessari per
l’allineamento della normativa nazionale ai principi della legislazione
europea, è stata colpevolmente prorogata dal governo italiano dapprima a 24
mesi, poi a 36 poi a 48, poi a 55 mesi; infine, nel 2012 il termine è stato
rinviato a tempo indeterminato “fino all’approvazione dei decreti...”.
Ancora In Marcia ! è una rivista radicata nel settore ferroviario, tuttavia è
pienamente consapevole e partecipe delle criticità presenti nell’intero mondo
del lavoro. Per questo abbiamo sollevato il tema anche riguardo gli altri
settori interessati con i quali condividiamo notevoli affinità, tecniche,
organizzative e di rischio, nonché indici infortunistici estremamente
significativi.
Rischi venuti tragicamente alla ribalta nel caso dell’infortunio multiplo,
(anche conosciuto come la strage di Brandizzo), avvenuto nella notte del 31
agosto 2023 in provincia di Torino, durante la manutenzione dei binari, nel
quale hanno perso la vita cinque operai. Questa tragedia ha messo in luce un
quadro giuridico paradossale in cui le norme di protezione dei lavoratori
addetti all’infrastruttura ferroviaria in Italia – sulla base della legge
191/74, una delle norme oggetto della nostra denuncia – sono stabilite dalla
stessa impresa datrice di lavoro e committente dei lavori (RFI Spa), mediante
proprie “Istruzioni” che hanno valore di legge e non dalle norme generali di
tutela di derivazione comunitaria, valide per il resto dei cantieri.
Il ministero dei trasporti, in questi anni, salvo uno schema di decreto varato
nel 2012 e rimasto chiuso in un cassetto, si è distinto per l’inerzia
amministrativa. Dietro a questo inescusabile ritardo temiamo si celi una sorta
di avversione da parte del potente apparato economico industriale che
governa il mondo ferroviario e quello marittimo.
Neanche i ripetuti solleciti giunti dai ferrovieri, delle associazioni degli
operatori della prevenzione e da ultimo anche delle regioni sono stati
sufficienti per sbloccare lo schema del provvedimento. Le ultime notizie
ufficiali segnalano che “… La bozza di schema è al vaglio dell’Ufficio
Legislativo del MIT“.
Siamo convinti che questa denuncia, se raccolta e sostenuta da tutti i soggetti
interessati realmente alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, parlamento e
parlamentari, partiti, regioni (in primis la Lombardia coordinatrice per la
sanità nell’ambito della Conferenza delle Regioni), sindacati nazionali, ASL,
Ispettorato Nazionale del lavoro, associazioni di volontariato e professionali,
istituzioni scolastiche e di ricerca, organi di informazione, ecc., possa
rappresentare uno stimolo per offrire al nostro paese una legislazione al passo
coi tempi.
Noi, da semplici cittadini, pensiamo di aver fatto la nostra parte. Quando si
tratta di sacrifici e rinunce ci sentiamo spesso dire che “Ce lo chiede
l’Europa… “. Oggi siamo noi a chiedere all’Europa. Vediamo cosa risponderà.